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Quella dell’unità europea è un’idea che viene da molto lontano. Da Carlo Magno a Dante Alighieri, fino a Mazzini e a Victor Hugo, il proposito di riunire gli stati europei in un organismo solido e unitario fu il sogno di molti spiriti illuminati spesso considerati per questo utopisti e sognatori.
 
Perché il sogno diventasse realtà e l’unione degli stati europei assumesse le caratteristiche di un vero e proprio progetto politico occorre aspettare la fine del secondo conflitto mondiale. In realtà, già nel 1941 tre intellettuali italiani, Altiero Spinelli, Ernesto Rossi e Eugenio Colorni, in esilio sull’isola di Ventotene, stendono quello che verrà appunto ricordato come il Manifesto di Ventotene, un documento in cui si auspica la formazione di una forza sovranazionale europea allo scopo di contrastare il sorgere di nuove forme di particolarismo e di totalitarismo.
Ma fu solo a guerra finita che il lungo cammino verso l’unità europea ebbe inizio.
La II guerra mondiale aveva lasciato l’intero continente materialmente prostrato e spiritualmente annientato; da ogni parte veniva espressa l’esigenza che mai più si verificassero massacri di tale portata ed era chiaro a tutti che per raggiungere tale scopo occorreva che si superassero le ragioni di discordia tra i diversi Stati europei e si favorisse l’integrazione tra i popoli. In più quella guerra così devastante aveva determinato un radicale cambiamento nel panorama politico mondiale: da un mondo multipolare di cui l'Europa era il centro si era passati al bipolarismo fra due grandi superpotenze: gli Stati Uniti e l'Unione Sovietica. Il vecchio continente non poteva rischiare di rimanere per sempre in una posizione di marginale subordine e la soluzione unitaria sembro essere l’unica strada percorribile.
 
 
 
 
 
Nel 1951, a Parigi, a soli sei anni dalla fine della guerra, Francia, Germania, Italia, Olanda, Belgio, e Lussemburgo costituirono la Ceca (Comunità Europea del Carbone e dell'Acciaio) che doveva permettere la ricostruzione delle industrie distrutte dalla guerra. L'avventura europea ha ufficialmente inizio.
 
 
 
 
 
 
 
 
Il passo successivo fu la creazione della Cee (Comunità economica europea) e dell’Euratom (Comunità europea dell'energia atomica) con la firma, il 25 marzo 1957, del Trattato di Roma.
Gli obiettivi principali della CEE erano due:
  1. la creazione di un mercato unico al cui interno merci, servizi, persone e capitali potessero circolare liberamente senza restrizioni doganali;
  2. il coordinamento delle politiche economiche e sociali degli stati membri.
Gli Stati membri fondatori: Belgio, Francia, Germania, Italia, Lussemburgo e Paesi BassiMentre il numero degli stati membri andava progressivamente aumentando, nel 1979 per la prima volta viene eletto il Parlamento europeo con il voto di tutti i cittadini degli stati membri.
Un ulteriore importante passo avanti nel processo di integrazione europea è segnato nel 1993 dal trattato di Maastricht o Trattato dell’Unione europea che si proponeva due obiettivi: l’unione economico-finanziaria e l’unione politica degli stati membri. A Maastricht nasce l’Unione europea che, riunendo CECA, CEE e EURAT, si propone anche di trasformare i paesi europei in una confederazioni di stati con leggi comuni e moneta unica.
Un progetto ambizioso che si realizza solo parzialmente nel 2002 con la creazione della moneta unica, l’euro, e la costituzione della BCE (Banca Centrale Europea), mentre l’unione politica rimane un obiettivo ancora lontano.
 
Il trattato di Maastricht, proprio perché rappresenta una tappa determinante della costruzione europea, contiene una clausola di revisione del trattato nata dalla consapevolezza degli Stati membri che l’inevitabile evoluzione dell'integrazione europea avrebbe necessitato di futuri ampliamenti e modifiche istituzionali.
Modificano e ampliano il trattato di Maastricht i trattati di Amsterdam, di Nizza e di Lisbona

 

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